medicritaPrendendo spunto da un recente articolo di Oliver Burkeman (giornalista Britannico) apparso su Internazionale del 3 marzo 2015, e riportato qui sotto, vorrei fare alcune considerazioni su come si possa cadere nella mediocrità pur avendo la convinzione di fare del nostro meglio.

La tendenza di ognuno ad adagiarsi nella propria zona di comfort è la più dura da battere.

Per zona di comfort si intende l’agire in uno stato di rilassatezza e di neutralità emozionale operando nel modo e nel mondo che ci è più congeniale.

Vivere nella propria zona di comfort non è negativo e deve essere un obiettivo di vita tuttavia è necessario comprendere se la zona scelta è compatibile con l’ambiente che ci circonda e con le nostre aspettative altrimenti diviene un’arma a doppio taglio che da una parte ci appaga ma dall’altra ci crea disagio e stress e ciò vale sia nella vita privata che nell’ambito lavorativo.

Quanti giovani, anche trentenni o quarantenni, vivono oggi ancora nella loro famiglia d’origine perché non hanno il coraggio di affrontare una modalità di vita diversa a cui intimamente ambiscono.      Le scuse sono molte: la crisi economica, la difficoltà di avere un posto fisso, l’impossibilità di trovare un partner compatibile con cui condividere la propria vita da adulto e così via, ma in realtà il fatto è che non osano mettersi in gioco affrontando il disagio di situazioni nuove ed il rischio di fallimenti.    Solo passando a quell’area che viene definita zona di apprendimento dove si impara ad affrontare situazioni nuove come il vivere in autonomia si potrà affrontare la zona di stress o panico cioè vivere le esperienze che portano ad affrontare situazioni del tutto sconosciute quali la convivenza con un partner e solo allora ci si renderà conto che si approda ad una propria zona di comfort più allargata ed appagante.

Nel mondo del lavoro è tipica la situazione del venditore di successo a cui è affidata la direzione vendite che si è resa vacante: per la direzione aziendale è la scelta più comoda e per il venditore è un momento di successo, in entrambe i casi assistiamo a delle scelte fatte senza uscire dalle proprie zone di comfort ma spesso il risultato è di avere un direttore vendite mediocre con risultati frustranti per l’individuo e per il sistema azienda.  Tutt’altra situazione si verificherebbe se il venditore uscisse dalla sua zona di comfort affrontando una preparazione adeguata mediante, per esempio, un corso sulla leadership oppure sulla gestione del tempo per organizzare i propri collaboratori, ciò significa mettersi in gioco per potere affrontare la nuova sfida creandosi una zona di comfort più allargata entro cui potrà operare con successo in tutta rilassatezza. Allo stesso modo la direzione aziendale dinanzi alla necessità di nominare un nuovo direttore vendite otterrà dei risultati migliori se uscirà dalla zona di comfort che le suggerisce di utilizzare la soluzione più comoda, ma inizierà a fare una selezione seria basata sulle proprie aspettative e sule necessità del sistema azienda.

Si vede quindi che la mediocrità è il risultato del vivere in una zona di comfort “statica” mentre si dovrebbe cercare di allargare ed estendere la propria zona di comfort tenendo presente tuttavia quanto evidenziato nell’articolo di Oliver Burkeman “anche l’intraprendenza può portare alla mediocrità” pertanto una attività basilare è di compilare per scritto due liste: 1) quali sono i valori fondamentali per la propria vita (ad esempio: – La famiglia – il lavoro – la carriera – uno sport – viaggiare ecc.) 2) quali sono gli obbiettivi che mi pongo (ad esempio: – avere dei figli – avviare un lavoro autonomo – ottenere la dirigenza – partecipare ad una maratona – fare un viaggio cost to cost negli USA ecc.) .   Fatto ciò verificare innanzi tutto che gli obbiettivi che ci poniamo siano compatibili con i nostri valori fondamentali, a titolo d’esempio se poniamo nei nostri valori fondamentali la sicurezza finanziaria sarà abbastanza incompatibile con il porsi come obbiettivo il volere iniziare una attività autonoma perché ci procurerà uno stato di stress permanente anche nel momento in cui avessimo successo. Quindi si dovrà affrontare un obbiettivo alla volta valutando come allargare la propria zona di comfort per raggiungerlo.

Un bell’esempio ci viene dallo sport, se amo lo sci e voglio affrontare delle gare dovrò uscire dalla mia zona di comfort delle sciate per divertimento ed affidarmi ad un buon maestro e ad un preparatore atletico affrontando fatica e frustrazioni sino a che entrerò nella mia nuova zona allargata di comfort di sciatore agonistico a cui le fatiche e le frustrazioni non creeranno più stress ma divertimento.

Un ulteriore ostacolo ad uscire dalla mediocrità quando non uno scivolo che spinge nella mediocrità è il mondo delle credenze limitanti, intendendo con ciò quelle credenze che ci paralizzano o limitano nell’agire e si generano nel tempo per i più svariati motivi: ambientali, familiari o altro.   A tale proposito ho avuto recente esperienza di una ragazza che dalle scuole medie inferiori si è sempre sentita dire dagli insegnati di non essere portata per la matematica, tanto che quando decide di iscriversi alla facoltà di Ingegneria anche i genitori cercano di dissuaderla memori delle parole dell’insegnante di matematica.    Quella ragazza si è laureata in Ingegneria con una buona votazione e nei giusti tempi, ha saputo non cadere vittima della credenza limitante che l’insegnate di matematica ha inconsapevolmente cercato di inculcarle mentre i genitori che si sono lasciati influenzare a loro volta hanno rischiato di avvalorare la credenza limitante, pensiamo tuttavia quante persone sono bloccate nelle loro scelte da credenze creatasi per giudizi esterni.

Se la mediocrità è purtroppo uno stato generalizzato della nostra società, come risulta anche dall’articolo citato, la buona notizia è che potrebbe essere relativamente più facile emergere se si comprende il meccanismo per estendere le proprie aree di comfort.  Per questa ragione vediamo come negli ultimi anni è cresciuto il ricorso a life o business coach, si tratta di professionisti che affiancano la o le persone per aiutarle nel loro percorso di crescita personale e/o professionale.

Dott. Bruno Resmini – Business and strategic coach – CSR Formazione e Coaching – Milano